L' attività venatoria si concentrava in passato esclusivamente sulla caccia alla
penna (merlo, tordo sassello, tordobotaccio, cesena, colombo, fagiano, starna e quaglia) con cani da ferma e alla lepre con cani da seguita. La caccia alla penna è ancora oggi in vigore in appostamenti fissi (capanni) con l'ausilio di uccellli da richiamo o con volantini, o alle becche (in vicinanza di piante da becchime come Zizzolo, Lano). Dalla fine degli anni settanta in seguito ai cambiamenti del territorio e dell'ambiente si è sviluppata la caccia al cinghiale e negli ultimi dieci anni la caccia esclusivamente selettiva di caprioli, daini e cervi.
Giacomo Gaggioli
(referente squadra cacciatori Lagacci)
La gestione venatoria del cinghiale
Nel periodo trascorso tra le due Guerre Mondiali le popolazioni del cinghiale erano al loro minimo storico, Verso gli anni ’60 - ’70 iniziarono, sotto la vigilanza degli organi competenti, le prime reintroduzioni proseguite poi,
più o meno legalmente, da Associazioni Venatorie e singoli cacciatori, utilizzando esemplari la cui origine non era ben nota. In questo modo le residue popolazioni autoctone peninsulari sono state contaminate da esemplari provenienti dall’Ungheria (o in generale dal Nord - Est Europa). Oggi tutte le popolazioni di cinghiale provengono da questi incroci. I primi avvistamenti sono fatti risalire, secondo quanto affermato dai cacciatori locali, intorno agli anni ’70, mentre i primi prelievi in forma organizzata (squadre) sarebbero avvenuti agli inizi degli anni ’80. Le prime forme di gestione venatoria organizzata, con le Zone a Regolamento Specifico risale ai primi anni ’80. Resta difficile stabilire quale sia al momento lo status della popolazione, dall’analisi dei dati sugli abbattimenti e sulla loro localizzazione, si può comunque dedurre che sia in costante espansione demografica. Pur avendo già occupato la totalità del territorio vocato la specie si sta estendendo verso nuovi ambienti e territori, spingendosi fino nelle aree pianeggianti ed ai margini delle periferie urbane.
Le aree vocate per la caccia al cinghiale, il Distretto 7 - Sambuca Pistoiese
La gestione del cinghiale è inquadrata dal punto di vista normativo dalla D.C.R. n° 292 del 12/07/1994 e dal D.P.G.R. n° 13/R del 2004,
che indicano come il territorio agricolo forestale delle Provincie debba essere suddiviso in aree, in cui la presenza del cinghiale è compatibile con le attività agricole ed in quelle in cui la sua presenza non è compatibile con tali attività. Nel primo caso si parla di aree vocate alla caccia, mentre nel secondo si usa classificare tali aree come superfici non vocate alla caccia. Più dettagliatamente possiamo definire il territorio vocato come l’area in cui la presenza della specie è (sia pure a determinate condizioni di densità) compatibile con lo svolgimento delle attività agricole e con la tutela delle altre specie selvatiche. Qui si attua la gestione faunistica - venatoria della specie con l’obiettivo della sua conservazione mediante il raggiungimento ed il mantenimento di opportune densità, la tutela dell’ habitat ad essa congeniale e (per quanto possibile) il miglioramento delle caratteristiche genetiche delle popolazioni stesse. Il territorio non vocato rappresenta l’area nella quale la presenza del cinghiale è ritenuta incompatibile con la salvaguardia delle colture agricole e delle altre specie selvatiche. L’ intero territorio provinciale individuato come vocato per il cinghiale, è suddiviso in otto distretti di gestione. Lagacci si è costituita ufficialmente nel 1978 come squadra di cacciatori composta sia da abitanti del paese che di comuni limitrofi, ed opera nel Distretto 7 nel comune di Sambuca Pistoiese.

Il Distretto 7, posto a Nord - Est della Provincia e confinante con quella di Bologna, si estende per circa 6.395 ettari ed è il distretto con la percentuale di superficie forestale più alta. Dalla superficie complessiva, sono escluse le aree demaniali e quelle protette in virtù di altri vincoli.
Nell’area vocata è vietata qualsiasi forma di caccia al cinghiale, ad esclusione di quella condotta dalle squadre assegnate alle aree di gestione, nella forma della braccata con uso di cani da seguita.
L'attività venatoria è oggetto di regole e ordinamenti sotto la sovrintendenza della ATC (Ambito Territoriale di Caccia Pistoia 16), della Provincia di Pistoia e della Regione Toscana
Moduli
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• Modulo per l’iscrizione dei cacciatori non residenti in Toscana (2011-2012)
• Modulo richiesta codice cacciatore per l’ accesso alla mobilità venatoria (2011-2012)
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• Regolamento Provinciale per la caccia di selezione di capriolo, daino e muflone
• Regolamento Provinciale per la caccia al cinghiale
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Nel sottobosco si trovano facilmente numerosi frutti spontanei, quali le fragoline (Fragaria vesca), i lamponi (Rubus idaeus) e le more (Rubus fruticosus). In alta quota si trovano estesi mirtilleti (Vaccinium myrtillus).

Tra i funghi commestibili si trovano piu' comunemente il porcino (Boletus edulis), il galletto (Cantharellus cibarius), la mazza da tamburo (Lepiota procera), e i pinaroli (Boletus luteus ).

L'equilibrio del sottobosco è fondamentale per lo sviluppo dei suoi frutti e la salute del bosco. E' dovere di tutti rispettarne l'equilibrio non inquinando e raccogliendo i funghi nella quantità e nella misura consentita, con cesti o panieri, accertandosi che le spore vengano rilasciate nel terreno.

Tutti i corsi d'acqua attorno Lagacci alimentano i bacini idrografici del fiume Reno, fino al confine con la regione Emilia Romagna. Il Reno si snoda su quote altimetriche mediamente elevate e attraversa in vari punti il confine regionale.

Le acque pubbliche scorrono lungo torrenti classificati a salmonidi e acque classificate a ciprinidi; sono popolate da varie specie ittiche quali la trota (Salmo trutta trutta fario), il barbo (Barbus plebejus), il cavedano (Squalius cephalus) ed il vairone (Leuciscus muticellus).
