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Uno sguardo a Lagacci

Posto a media altezza, sul versante sinistro toscano dell' Alta valle del Reno, Lagacci è, come riportato sul retro di una vecchia cartolina illustrata " immerso nel verde dei suoi boschi ". Il paese, adagiato su boschi prevalentemente di castagni, conta alcuni vecchi edifici che recano evidenti i segni dell'operatività dei "mastri comancini" (scalpellini itineranti provenienti dalla Lombardia i cui simboli sono ferri del mestiere incrociati e testine in sasso). Numerosi sono gli angoli caratteristici e ovunque si gode una superba vista sulla valle e sui monti circostanti. Cuore del paese è l'animata "Aia di Grillo" la piazza, antistante il ben fornito Cafè del Grillo e l'attiguo circolo della Pro-Loco. Tipici prodotti locali sono le castagne da cui viene prodotta con metodo tradizionale una farina eccellente, i bellissimi agrifogli e i funghi di pregiata qualità. Dal paese si diramano alcun non difficili e piacevoli sentieri che salgono verso i crinali in una suggestiva ed intatta natura.




•  A. Borri - 4 Luglio 1944 : La strage di Biagioni tra storia e memorie [2000]
•  AaVv - Nuèter : Storia, tradizione e ambiente della montagna bolognese e pistoiese
•  P. Balletti : Storie della Sambuca [2001]

•  Documenti dell' Archivio di Stato di Sambuca Pistoiese
 Istituto Storico della Resistenza
•  Biblioteca Comunale Forteguerriana
 

Documenti, storie, personaggi e leggende

Secondo la tradizione il pianoro in cui Lagacci si trova sarebbe stato generato dall'accumulo di materiali provocato, da una grande slavina. Il fenomeno, sbarrando il corso di alcuni ruscelli, avrebbe provocato il formarsi di alcuni laghetti, i quali sarebbero all'origine del nome del paese stesso. Lagacci è citato la prima volta nel Catasto Granducale del 1587, ma è certamente più antico di tale data. Le sue origini risalgono approssimativamente alla metà del XVI° secolo, quando un nucleo di persone (probabilmente soldati, rifugiati politici, briganti) si insedio' in alcune "casette" a monte dell'attuale abitato. Posto sul confine, con a sud il Granducato di Toscana e a nord lo Stato Pontificio, era a quei tempi isolato in una selva impraticabile e quindi sicuro rifugio per coloro che ne avevano bisogno.

La chiesa sorse nel settecento come oratorio dedicato a San Michele di Stagno, nella giurisdizione della pieve delle Capanne. Divenne parrocchia nel 1785 per decreto del vescovo Scipione de' Ricci, con il titolo di San Prudenzio.

Lo Stato delle Anime 1804 - 1928 (estratti)